MISSAGLIA è situata nel cuore della Brianza
ed è interessante notare come l’origine del nome “Brianza”
derivi dalla radice celtica “Brig”, che significa altura,
collina. Ancora oggi nel dialetto lombardo “Bric” significa
piccola collina . In epoca medievale il nome fu assunto anche dalla regione
circostante limitata alla zona caratterizzata da un paesaggio collinare
che si estendeva , da Est a Ovest, dal fiume Adda al fiume Lambro; da
Nord a Sud dalla città di Lecco fino a Monza.
LE ORIGINI DEL NOME
Su come sia nato il nome di Missaglia esistono due diverse tesi, aventi
comunque in comune il riferimento all’etimologia del nome verso
l’immagine di una località agreste, la cui caratteristica
predominante è appunto lo svolgersi di attività di tipo
rurale. La più attendibile delle due, soprattutto se si considera
l’ubicazione geografica del paese e la struttura del suo ambiente,
è che il nome Missaglia ci sia stato tramandato, nel corso del
tempo, attraverso le differenti denominazioni di “Massalia”,
“Massallia”, “Masalia”, “Massaria”,
“Massaia”, e “Massaglia”, ma sempre mantenendo
inalterata quella radice “massa” che, nella consuetudine del
latino parlato, assume un preciso significato di “podere”.
LE RADICI STORICHE DI MISSAGLIA
Stabilire una data certa in cui determinare le origini di Missaglia, come
comunità socialmente organizzata, non è possibile. Bisogna
perciò fare più ampiamente riferimento alla storia regionale
lombarda, in particolare a tutti gli avvenimenti che hanno contraddistinto
l’evoluzione della zona che costituiva in passato, il cosiddetto
“Contado della Martesana” di cui Missaglia faceva parte.
In questo contesto, possiamo affermare che, nelle epoche più remote,
il territorio attualmente occupato dal Comune di Missaglia venne abitato
prima dagli Etruschi e poi dai Galli Insubri, della cui presenza è
data conferma dal reperimento archeologico di parecchie tombe funerarie.
Al predominio gallico su Missaglia seguì quello dei Romani, ricacciati
in un primo tempo oltre il confine naturale del Po dalle truppe di Annibale
e soltanto nel 49 a.C. riuscirono a reinsediarsi stabilmente nella Pianura
Padana o, meglio, come era chiamata a quel tempo: Gallia Cisalpina.
Missaglia era allora un “vicus” dipendente dal “Municipium”
di Milano e la sua economia era prevalentemente rurale: la tranquilla
vita agreste dei suoi abitanti era ravvivata da una profonda religiosità
indirizzata soprattutto al culto di Giove, come testimonia anche il prezioso
ritrovamento di un’ara dedicata a Giove.
Sotto l’incalzare delle invasioni barbariche del Medioevo venne
costruita una torre di difesa,molto probabilmente nella medesima località
in cui è poi sorto il castello dei Pirovano,ma neppure la trasformazione
in presidio militare riuscì a rivoluzionare la fisionomia economico-sociale
di Missaglia, che rimase così, per molti secoli, un borgo principalmente
agricolo.
LA DIFFUSIONE DEL CRISTIANESIMO E LA PIEVE DI MISSAGLIA
La diffusione del Cristianesimo in Brianza, cominciò attorno al
IV – V secolo d.C. ed è certo che i più antichi centri
cristiani si insediarono generalmente nei punti più importanti
di comunicazione: è quanto è avvenuto per Missaglia, piccolo
borgo, che grazie alla sua ubicazione geografica, si trovò ad essere
al centro di numerosi villaggi, e che durante il periodo longobardo e
franco accrebbe notevolmente il numero delle sue chiese e delle cappelle.
Ricordiamo come il Cristianesimo si radicò e si sviluppò
in tutta la Lombardia, principalmente durante gli anni in cui Sant’Ambrogio
fu Vescovo di Milano.
Come abbiamo detto la conversione alla nuova religione ha rappresentato
per Missaglia un evento estremamente significativo, tanto che la sua chiesa
pievana poco per volta venne ad assumere tutti quegli uffici e compiti
peculiari che, in città, erano generalmente assorbiti dalla cattedrale,
e si strutturò in confini definiti e stabiliti fino a raggiungere
in età carolingia la sua espressione più compiuta, con la
coincidenza della estensione della pieve con la divisione territoriale
civile.
Fu così che la parrocchia plebana di Missaglia ebbe subito un presbiterio
in cui dovevano risiedere i
canonici addetti alla “cura delle anime” dei vari vici.
In seguito, fu anche dotata di una scuola ecclesiastica predisposta all’istruzione
e alla preparazione dei nuovi sacerdoti; l’organizzazione della
parrocchia plebana di Missaglia era poi affidata ad un “archipresbiter”,
al quale era altresì data in competenza l’ammissione dei
clerici nonché il dover espletare le mansioni relative all’amministrazione
dei beni della pieve e alla raccolta delle decime.
Sotto il profilo della giurisdizione, la Pieve di Missaglia faceva parte
delle dodici Pievi ( Vimercate, Galliano, Seveso, Incino, Massaglia, Garlate,
Brivio, Asso, Oggiono, Agliate al di qua e al di là dal Lambro,
Desio) che appartenevano al Contado antichissimo della Martesana.
Il primo documento ufficiale è un’antica pergamena risalente
all’anno 835, interessante testimonianza della esistenza e dell’importanza
di “MASSALIA” come sede di una chiesa plebana con il suo arciprete.
Ad un periodo di poco successivo si riferisce un altro documento che elenca
le chiese che costituivano le chiese la “Massaia Plebs” e
le indica come segue: Villa Barzanorum – Lomagna – Cisnusculum
Lombardorum – Sirturi – Marexum – Bartiacum (Barzago)
– Cremella – Bruanzum (Brianza) –Binaga (Bernaga) –
Mardegorium (Mardagore) – Pelegum (Perego) – Suzanore (Zizanore)
– Bulciacum –Casale vetus – Casale novum – Montexellum
– Beverate – Podenzanum – Nava – Orelianum (Orliano)
– Brianzora (Brianzola) – Hoè – Taegium (Taeggia)
– Cassiciagum (Cassago) – Massaliora – Osnagum.
Si sa per certo che nel 1398 la Pieve di Missaglia contava già
un organico composto da un arciprete e dieci canonici, va però
notato che, sempre in quell’epoca, il termine “archipresbiter”
era già stato sostituito con quello di “praepositus”,
che indica come il capo della chiesa plebana e i canonici facessero vita
comune.
La Pieve Missaglia subì i primi mutamenti in un tempo relativamente
recente allorché nel 1834 venne staccata la parrocchia di Casatenovo
per erigerla a Vicariato indipendente.
DAL MEDIOEVO ALL’ETA’ MODERNA
- L’ETA’ FEUDALE E COMUNALE
Nell’età medioevale tutta la campagna circostante Milano
iniziò a conoscere il triste susseguirsi di alterne dominazioni
straniere, le quali non modificarono nella sostanza la struttura dell’organizzazione
rurale tradizionale. D’altra parte va però sottolineato che
andava acuendosi la distanza e il contrasto tra i diversi ceti in cui
si era suddivisa la popolazione locale. Si ingigantì il divario
fra quanti si trovavano nella condizione di servi, coloni o coltivatori
e quanti, invece, godevano del privilegio di essere proprietari di vaste
porzioni di terreno. Persino per i piccoli proprietari divenne inevitabile
– pena la loro stessa sopravvivenza – porsi sotto la protezione
dei grandi signori. E questo quasi in concomitanza con l’enorme
ampliamento del potere temporale della chiesa, fenomeno in gran parte
dovuto ai cosiddetti “benefici”, cioè donazioni e lasciti
testamentari che contribuirono ad ingrossare notevolmente il patrimonio
immobiliare ecclesiastico.
Proprio una di queste donazioni riguardò Missaglia, e occorre notare
che essa fu causa, per più di quattro secoli di aspre lotte e accaniti
litigi tra le suore appartenenti al Monastero di San Pietro in Cremella
e gli ecclesiastici di Monza.
Le guerre tra le forze dell’Imperatore Federico Barbarossa e quelle
di Milano, e le alterne fortune, impoverirono anche l’intero Contado
della Martesana , ma a Missaglia ad aggravare la situazione c’erano
le continue dispute e discordie tra due delle famiglie nobili del tempo,
cioè i Bariano e i Pila che per la cieca volontà di primeggiare
furono causa di lutti e povertà.
IL FEUDO DEI PIROVANO
Proseguendo nel breve excursus delle vicende storiche che hanno caratterizzato
la vita medioevale di Missaglia, non si può fare ameno di raccontare
della famiglia dei Pirovano, casato che rappresenta una delle più
antiche e nobili stirpi d’Italia, e sulla quale abbondano notizie
particolareggiate.
Le prime notizie sicure risalgono al 983, quando Landolfo, arcivescovo
di Milano, nominò uno dei suoi fratelli “Capitaneum oppiai
Pirovano”. Ma già prima i Pirovano avevano esercitato la
loro influenza sul piano politico ed economico in quanto la costruzione
del loro castello viene fatta risalire dagli studiosi al periodo immediatamente
successivo il 905 , ovvero subito dopo che Berengario I° concesse
il famoso “diritto di incastellare”.
E ancora nel 1800 esisteva in Missaglia la casa dei Pirovano e che questa
era contraddistinta da una torre mozza, simbolo tipico posto ad indicare
le qualità feudali dei suoi possessori.
Del castello dei Pirovano, si parla anche in occasione del conflitto svoltosi
nel 1222, tra il Vescovo di Milano e le autorità comunali di quella
stessa città, dissidio in cui Missaglia non mancò di schierarsi
a favore del Vescovo. Importante annotare fra vicende che ampliarono l’influenza
del casato, il matrimonio suggellato fra Anastasia Pirovano e Teobaldo
Visconti dal quale nacque, il 15 agosto 1250, quel Matteo Visconti che
fu Signore assoluto di Milano per tutto il periodo compreso tra il 1295
e il 1302. Per quanto concerne invece le successive generazioni dei Pirovano
parecchi dei componenti si avvicendarono nella gestione dei canonicati
della zona.
Fra alterne vicende e non sempre rosee fortune il ceppo dei Pirovano è
riuscito a permanere in Missaglia arrivando fino ai nostri giorni come
attesta quel Felice Pirovano che fu Sindaco del Comune nel 1960.
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