Comune di Missaglia
 Comune di Missaglia
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Cenni Storici


LE COMUNITA’ RURALI
Mentre le lunghe guerre feudali che si susseguirono fra il IX e il X secolo peggiorarono le condizioni delle popolazioni rurali, quelle scoppiate fra l’ XI e il XII secolo accelerarono il moto d’emancipazione delle campagne e sciolsero gli antichi legami che i villici avevano ancora con abati, e signori. E’ in questo periodo che anche Missaglia trova la sua emancipazione che diede luogo, come per tutte le altre giovani comunità, a frequenti e burrascosi contrasti con gli eredi degli antichi benefici.
La situazione divenne così palese, che già nel 1211 le autorità di Milano vollero imporre la soppressione di qualsiasi giurisdizione feudale sulle terre del suo circondario, costringendo contemporaneamente l’arcivescovo e gli abati a non concedere nuovi feudi senza preventivo consenso del Comune.
Abbiamo testimonianza in proposito di un fatto significativo avvenuto nel 1229, quando i cittadini di Milano, posti in armi sotto la guida di Ardigotto Marcellino, attaccarono ed espugnarono il castello dei Pirovano a Missaglia. I documenti attestano poi che l’11 aprile 1491 Ludovico il Moro, Duca di Milano, decretò con proprio ordine l’immissione di Missaglia nel cosiddetto “feudo delle Quattro Pievi”, di cui volle poi far dono a Bartolomeo Calchi, suo fidato segretario e amico, da molti ritenuto figlio naturale di Francesco Sforza. Ma poco più di cinquant’anni dopo, esattamente il 28 ottobre 1538 sotto la predominanza spagnola il Comune di Missaglia si trovò di nuovo scisso dal feudo delle Quattro Pievi. Il suo territorio fu quindi concesso quale Signoria a Gerolamo Trebbia, i cui discendenti poterono vantarne il possesso fino al 1647.

LE CALAMITA’ NATURALI:PESTE E CARESTIA

In questo succinto itinerario storico su Missaglia, siamo giunti al periodo in cui, nell’arco di poco più di cent’anni, tre gravissimi e nefasti flagelli si abbatterono sulla popolazione del luogo: furono l’epidemia di peste del 1524, quella del 1576 e, infine quella del 1630. Quest’ultima e impietosa epidemia di peste si abbatté su tutto il Ducato di Milano e dilagò mentre ancora il popolo risentiva dei negativi effetti delle due carestie del 1627 e del 1628, causate dal proseguire incessante degli eventi bellici e dalla particolare inclemenza delle stagioni. I momenti più duri di questa nuova epidemia furono per Missaglia nella primavera e nell’estate del 1630 con 111 deceduti, ma la definitiva scomparsa di casi di contagio si verificò solo nel 1632.

MISSAGLIA FEUDO SORMANI

Per molti secoli, su tutto il territorio facente parte del Contado della Martesana e, in senso più lato del Ducato di Milano, la proprietà terriera rimase suddivisa tra i possedimenti del clero e quelli della nobiltà. Parecchi feudi, inoltre, conobbero il susseguirsi di nuovi signori, in quanto era piuttosto usuale che i possedimenti venissero venduti al migliore offerente. Sul finire del XVI° secolo, ad esempio, il governo spagnolo che dominava Milano, mise contemporaneamente all’asta venti feudi con relativi titoli nobiliari di conte e di marchese, la cui vendita fruttò alle casse dello Stato un introito complessivo di oltre 200 scudi. E’ proprio in questo alternante contesto di vendite e compere che va collocato anche l’acquisto, da parte di don Paolo Giuseppe Sormano, del feudo di Missaglia.
Il documento che attesta l’avvenuto passaggio di proprietà, è datato 13 agosto 1648 e il prezzo pattuito per la vendita era stato di “lire cinquanta” per ciascun “focolare” presente nel feudo, ivi compresi, oltre quelli rurali, anche i “focolari” civili e quelli ecclesiastici.
Missaglia sede della Pieve ed in seguito anche capoluogo di distretto e di mandamento, rimase, per diritto ereditario, di proprietà della famiglia Sormani fino al 1796, quando cioè un editto della Municipalità di Milano decretò la completa abolizione del sistema feudale. Venne sostituito così, in modo graduale, il tipo di organizzazione sociale ed economica, con sistemi più nuovi e moderni sia per l’amministrazione che per la gestione del territorio.

USI E COSTUMI DI MISSAGLIA ATTRAVERSO I SECOLI
Le abitudini della gente dell’antica Missaglia, non si distinguevano da quelle di molti altri borghi o Comuni della Brianza: in essi si registra infatti un ritmo di vita quasi sempre modesto, e tranquillo.
Tuttavia, vale la pena di ricordare i più significativi che caratterizzavano la vita dell’antica Missaglia.
Un’importante mercato si svolgeva la domenica mattina nello spazio antistante il Monastero della Misericordia, la comodità di sentire messa e procedere poi con la visita al mercato garantiva grande afflusso di genti anche dai paesi vicini, disertavano però le proprie chiese e ben presto si sollevò la protesta del prevosto di Missaglia e degli altri parroci. Andò montando così un dissidio con i monaci, che non si sedò neppure quando l’Arcivescovo Benedetto Odescalchi emanò l’ordine di spostare il mercato al sabato, cosicché i fedeli potessero scegliere più liberamente quale tempio frequentare la domenica. Il cambiamento non servì molto allo scopo, perché i fedeli, magari per un eccesso di puntiglio, mancarono di far registrare una maggior frequenza nelle loro parrocchie.
La “tassa del sale” comportava invece esazioni onerose, che colpivano soprattutto le classi più disagiate, fu così causa di vere e proprie sommosse e tumulti popolari. A Milano lo scontento determinò la caduta di Matteo Visconti, figlio , come abbiamo visto, di Anastasia Pirovano. Ma neppure in seguito la situazione migliorò, fu così che gli uomini di Contra inoltrarono una “supplica” con la quale chiedevano una riduzione dell’importo della tassa. Insperatamente l’istanza venne accolta e per cinque anni, dal 1534 al 1539, la tassa fu realmente meno pesante.
Un popolo, quello Missagliese, rispettoso delle antiche tradizioni religiose, aveva la consuetudine di predisporre solenni processioni liturgiche, rese imponenti dalla congiunta partecipazione di popolo, confraternite ed esponenti del clero, che seguivano uniti il corteo innalzando canti e recando numerosi stendardi. E’ passata alla storia quella organizzata nel 1646 in occasione del cinquantenario dell’edificazione della cappella dedicata alla Beata Vergine Maria, e l’altra fastosa e imponente processione del 1693 a cui parteciparono, con i loro parroci e i loro fedeli, tutti i paesi della Pieve di Missaglia.
Ricordiamo inoltre il grosso anello di bronzo conservato nella chiesa parrocchiale insieme alla reliquia di Santa Lucia. L’anello giunto qui dopo la soppressione del Monastero di Cremella a cui, sembra , venne regalato dalla regina Teodolinda, diventato presto ricettacolo di virtù miracolose per la guarigione dei disturbi della vista se toccato in segno di devozione da quanti entravano nella chiesa che poi, con la stessa mano, si toccavano gli occhi.

MISSAGLIA NELL’ETA’ CONTEMPORANEA

In seguito alla pace di Utrecht (1713-15) che pose fine alla guerra di successione spagnola, l’intero territorio della Lombardia passò alle dipendenze del dominio austriaco. Durante il regno di Maria Teresa d’Austria, tutta la zona dello Stato di Milano venne suddivisa in otto province, tra cui quella di Como, dove si trovava Missaglia. Nel 1796, sugli esiti della Rivoluzione Francese venne integrata nella Repubblica Transpadana (poi Cisalpina). Con l’annessione del Regno Lombardo-Veneto al Regno d’Italia, nel 1860 circa, le strutture comunali non subiscono mutamenti se non formali: la vecchia deputazione comunale assunse il nome di Consiglio Comunale, mentre per il primo deputato nacque la nuova qualifica di Sindaco. Missaglia ebbe il suo primo Sindaco nella figura di Francesco Valcamonica, più volte rieletto fino al 1902.

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